Il diario di Luca, 11 anni

IL CAMMINO DEI BRIGANTI

Voglio incominciare con il presentarmi. Io sono Luca, un bambino di 11 anni, e mi piace fare attività all’aria aperta, come correre o fare trekking. In questa storia vi racconterò le avventure che io e mio padre Giovanni abbiamo fatto, percorrendo insieme il cammino dei briganti. Io e mio padre avevamo già camminato insieme, in particolare avevamo percorso a piedi il sentiero di San Francesco da Gubbio ad Assisi, e avevo così dimostrato la mia convinzione e la forza delle mie gambe. Quando un giorno mi chiese se volevamo fare un altro cammino, il cammino dei briganti, io accettai volentieri, e quando mi disse che avrei saltato un giorno di scuola accettai ancora più volentieri.

Tipicamente si percorre il cammino dei briganti in sette giorni con gli asini, ma noi questo viaggio lo abbiamo fatto senza asini e in quattro giorni perché papà aveva solo quattro giorni a disposizione. Punto di partenza è stato il Bed and Breakfast “Casale le Crete”, dove Fabiana ci ha accolto molto bene con un appartamentino molto carino e con una mappa del percorso, però mio padre aveva il GPS per essere sicuri che non ci perdessimo.

La mattina seguente ci siamo svegliati presto perché sapevamo che la tappa sarebbe stata lunga e avrebbe piovuto e non volevamo bagnarci troppo. Siamo partiti dopo una buona colazione ricca di zuccheri e proteine, sotto un cielo pieno di tanti nuvoloni grigi pieni di pioggia, però c’erano anche nuvole bianche e mi facevano pensare al male e al bene che combattevano per avere la meglio.

A metà della tappa, quando ci siamo fermati a mangiare dei panini sopra una collina, vedevamo in lontananza dei veri e propri cilindri d’acqua che cadevano sulla terra. Abbiamo fatto giusto in tempo ad indossare gli impermeabili che ha incominciato a pioverci addosso. Mio padre, quando si mise il poncho sopra lo zaino, sembrava un gobbo! Mentre camminavamo sotto la pioggia, il vento soffiava forte e vedevo nuvoloni che ci venivano addosso e avevo un po’ paura. E’ stato in questi momenti che ho trovato per terra un bel quadrifoglio grande, che ho portato con me fino a casa. Quando, alla fine della tappa, siamo arrivati all’agriturismo “la Grande Quercia” un po’ bagnati ed infreddoliti, siamo stati accolti come se fossimo di famiglia, la signora Maria Cristina ci ha portato in cucina, davanti a un bel caminetto e ci ha fatto mangiare un ben di Dio.

Una volta sazi, siamo andati in camera a dormire fino a cena. Quella sera, dopo cena, siamo di nuovo tornati subito a dormire.

La mattina seguente ci siamo svegliati con calma perché sapevamo che non ci sarebbe stato brutto tempo quindi avevamo tutta la giornata per camminare con calma.

A metà della seconda tappa, mentre eravamo lontano da case o abitazioni, in mezzo alla campagna, siamo stati avvicinati da due gattini, soli ed impauriti che, una volta accarezzati, hanno incominciato a seguirci. Giunti al primo paesino abbiamo chiesto a delle signore se volevano i gattini. Ne hanno preso solo uno, mentre l’altro continuava a seguirci piano e noi dovevamo andare a suo passo perché se lo lasciavamo da solo nel bosco sarebbe finito nei guai. Decidemmo allora di portarlo in braccio, però graffiava, allora provammo a metterlo sullo zaino ma saltava giù, infine decidemmo di avvolgerlo dentro la mia felpa sino al paese successivo, dove per fortuna incontrammo dei bambini con il nonno che si presero cura del gattino.

L’idea di affidare il gatto a delle persone nel paesino era di mio padre mentre io lo volevo portarlo con noi all’agriturismo “Morelli” in cui avremmo alloggiato per la notte, ma è stato meglio lasciarlo nel paesino perché l’agriturismo aveva un pastore tedesco e il proprietario, il signor Ludovico, non avrebbe potuto accudirlo.

Nella terza tappa ci siamo presi un bello spavento. Nel passare davanti ad un ovile abbiamo notato una quindicina di cani da guardia maremmani. In genere, io non ho paura dei cani, ma in questo caso avevo paura di passargli vicino. Mio padre mi disse di stare calmo, di non guardarli negli occhi e di parlare amichevolmente. Come temevo però, appena avvicinati alla fattoria, ci hanno circondato minacciosi e noi con i nostri bastoni cercavamo di farli indietreggiare. Io stavo morendo dalla paura ma per fortuna il pastore è arrivato giusto in tempo facendoli subito allontanare.

Verso la fine della tappa, dopo una lunga salita, siamo arrivati in un immenso prato. Ci siamo sdraiati e abbiamo fatto un pisolino per recuperare le energie per lo sforzo finale del giorno più lungo.

Continuando a camminare, costeggiando il monte Velino, abbiamo potuto osservare in lontananza tre animali marroni che si muovevano. Non siamo riusciti a capire che animali fossero. Io voglio credere che erano degli orsi.

Arrivati al Bed and Breakfast “Briciole di…”, alla fine della terza tappa, abbiamo cenato in cucina con la proprietaria Antonella, perché nelle vicinanze non c’erano ristoranti.

Il quarto ed ultimo giorno non abbiamo avuto avventure particolari, però ricordo che mi sentivo contento di poter tornare a casa e raccontare tutte le mie avventure vissute. Di sicuro è un percorso che vorrò rifare.

Giovanni e Luca al Casale le Crete
Giovanni e Luca al Casale le Crete
Arriva il temporale!
Arriva il temporale!

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Nella cucina della Grande Quercia
Nella cucina della Grande Quercia

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Il b&b Briciole di, di Santa Maria in Valle
Il b&b Briciole di, di Santa Maria in Valle

 

 

 

 

 

 

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