Il diario di viaggio di Marco e Sara

PROLOGO (Casale Le Crete, 7 agosto 2013)

Marco:

dopo 40 anni di inconscia attesa sono qui, a Tagliacozzo, un bellissimo borgo dell’aquilano ai confini con il Lazio, nel quale conosciamo Fabiana, Luca, il piccolo Giacomo e il cane Tao. C’è anche un gatto, ma è parecchio arrabbiato oggi, rinchiuso nella sua gabbietta in convalescenza dopo un’operazione che gli ha negato per sempre la sua virilità…non ho avuto il coraggio di chiedergli neppure il nome.

Lei è lì, bella come il sole, nel suo recinto all’aperto, la nostra compagna di avventura, l’asinella Sofie. “Enchanté, mademoiselle, voulez-vous randonner avec nous?”…

“hiiiiiihoooooooooo!”

Ha detto sì J

Amore mio
Amore mio

Sara:

eccoci qui al Casale Le Crete, siamo davvero arrivati in questo luogo che ci porterà a vivere un’esperienza tutta nuova…non so bene cosa aspettarmi da questo viaggio, ma parto contenta, anche se un po’ impacciata, perché per la prima volta mi metto in gioco con una creatura a quattro zampe. Un’esperienza davvero insolita e inattesa che non avrei mai intrapreso se Marco non avesse espresso il grande desiderio di realizzarla. è una finestra che si apre su una parte di mondo che è appartenuta sempre ad altri e che oggi mi tende la mano, anzi, la zampa, e che, sono certa, mi donerà una parte di sé e mi renderà una persona più completa.

Questo pomeriggio Fabiana ci ha illustrato l’itinerario e dato tantissime informazioni su Sofie e sulle caratteristiche del cammino che calpesteremo nei prossimi 6 giorni, ma, a dire il vero, non ricordo quasi nulla del percorso e la mia mente ha trattenuto solo le informazioni su Sofie…poco male, il road book è dettagliatissimo e non ci perderemo!!

8 agosto 2013

1° giorno di viaggio (Casale Le Crete-Sorbo-Poggio Filippo, 8 km): LA PARTENZA

 

Sara:

Colazione in giardino, vicino all’angolo meditazione, Fabiana ci offre i buonissimi frutti della sua casa, ma il nostro pensiero è alla partenza e a Sofie che tra poco andremo a prendere.

Impariamo da Fabiana a spazzolarla, a metterle il repellente a controllare i punti in cui potrebbe avere ferite, a pulire gli zoccoli. Le mettiamo la cavezza, la longhina, la coperta, il basto e le sacche. Si va! La nostra partenza è stata, direi, scoppiettante. Anche Fabiana, che ci accompagna con Tao per la prima mezz’ora, ci ha detto che stavamo andando proprio bene! Fabiana e Tao ci salutano e ci lasciano al nostro destino di “asinari affidatari”: Marco conduce Sofie tenendo la longhina ed io sto dietro a Sofie con la mia frasca di nocciolo, la mappa e il road book pronti in caso di necessità. Tutto è andato benone fino al cimitero di Sorbo, dove Sofie ha preso una ferma decisione: “Non salirò mai su quel sentiero! Noooooooo!!!”. Abbiamo tentato tutte le strade possibili consigliateci da Fabiana, tra cui la fermezza verbale della scimmia urlatrice (io) proprio davanti alle anime di Sorbo che, fino a quel momento, avevano riposato in pace; poi la carota, il fioccato, gli strappetti con la longhina,… Nulla! Inamovibile! Freno a mano tirato e qualche passo in retromarcia!!!

Tristi, scoraggiati e anche un po’ infastiditi dal nostro insuccesso, dopo circa un’ora di tentativi telefoniamo a Fabiana, la quale ci invita a mettere alla cavezza di Sofie la tanto odiata catenella L. Siamo molto dispiaciuti, ma dopo averla indossata Sofie va! Va! Eccome se va! Comincia una salita senza pause, da ciclisti del Col del Tourmalet e con la lingua sotto i piedi arriviamo sotto i pini, disidratati ma contenti di noi e di Sofie, soprattutto di poterla premiare liberandola di tutto il carico. Io sono stravolta dalla fatica, fa molto caldo, ma cerco di tenere botta e metto insieme quei quattro neuroni che mi sono rimasti per aiutare Marco nello scarico bagagli. Poi…il nulla nel mio cervello! Bevo acqua così calda che sembra pipì senza fare una piega e mi butto sulla stuoia a mangiare pomodorini e prugne. Sicuri che Marco mi troverà ancora interessante dopo questa esperienza?!? J

Le mie ragazze
Le mie ragazze

Marco:

3 ore di relax, o meglio di tentativi di relax; ci accorgiamo meglio della fatica di questa mattina, di quanto sia stato difficile pazientare, attendere, prendere la decisione di chiamare Fabiana…

Comunque, Poggio Filippo è lì, vicinissima a noi, la nostra prima meta. Sofie ha mangiato ed evacuato più volte, l’abbiamo coccolata a ripetizione e lei ci ha regalato un paio di ragli giusto per anticipare ai paesani il nostro arrivo. Alle 15.30 le rimettiamo il basto e le borse e, senza bisogno della catenella, raggiungiamo il borgo di Poggio Filippo in quaranta minuti di piacevolissimo cammino. La gente ci accoglie sorridente e premurosa, ci indicano il B&B “Il Girasole”, scarichiamo Sofie e la portiamo al recinto dove potrà mangiare e muoversi libera fino a domattina. Siccome non la voglio legare, riparo il recinto nel punto in cui è rotto (basta sistemare meglio i fili e risollevare un paletto, per fortuna non è necessario essere Charles Ingalls e avere una casa nella prateria). Sofie si rotola felice, poi le mettiamo la campana, le togliamo la cavezza, la salutiamo con tante carezze e andiamo al B&B, una bella struttura nella quale, grazie soprattutto alla proprietaria Maria, donna simpatica e schietta, ci sentiamo subito a casa.

Doccia, riposo, frutteria per il nostro pranzo di domani, saluto a Sofie con frutta in omaggio e torniamo in stanza. Da lontano, sentiamo un raglio e la campanella di Sofie, sta bene. Noi siamo molto stanchi, più di quanto avessimo previsto…la cena ci risolleva, è uno show di sapori, divertimento e racconti (anche confidenziali) con Maria e con il marito Carlo. Maria cucina ( solo per passione, dice lei, con molta professionalità e ottimi risultati, secondo noi) 5 antipasti, dei ravioloni di ricotta di pecora, orata al forno con patate (“mi hanno detto che non mangiate carne…e che ve do da magna’? mo’ v’arrangiate!!!” E dopo un minuto è tornata da noi con le orate J, fantastica!); ci dice anche che di solito di antipasti ne fa il doppio e di primi ne fa 3, ma che per due persone non ne valeva la pena. Noi siamo pieni e soddisfatti, lei rilancia con la Genziana fatta in casa che, a  sentir lei “è ‘na cosa oribbbile, ma fa bbene e poi è tipica di qua”: tutto vero, amarissima, sa di novalgina!

Andiamo a letto alle 23…dopo aver salutato Sofie…e non dormiamo quasi nulla! Sfinimento, agitazione, preoccupazione per Sofie, la Genziana, gioventù bruciata e chiassosa di Poggio Filippo, caldo…boh! All’1.30, poi, mi viene in mente di aver scordato la bussola alla pineta dove ci siamo riposati…la recupero alle 7.15!!

9 agosto 2013

2° giorno di viaggio (Poggio Filippo-Scanzano-Santo Stefano, 12 km): LA TEMPESTA

 

Marco:

La tappa di oggi si preannuncia lunga ( tempo previsto 6 ore) e impegnativa ( tanti saliscendi) e dopo la giornata intensa di ieri, carica di aspettative e una buona dose di stress, siamo anche un po’ preoccupati. Ma la giornata ci riserverà “sorprese” peggiori!

Ma procediamo con ordine: dopo la colazione e la foto ricordo con Maria e Carlo, andiamo da Sofie che sembra allegra, anzi euforica: saltella di qua e di là, sembra impaziente di partire. Ci segue come un cagnolino nei nostri movimenti anticipatori della partenza e questo ci rende così contenti e fieri di esseri i suoi asinari!  Si prende le sue coccole, il fioccato, la spazzolata, si lascia caricare tranquillamente, scende all’imbocco del sentiero e stop, piantata alla partenza!!! Sara canta e balla dietro di lei, io do qualche strappettino e le sussurro nelle orecchie, ma scopro presto che funziona solo se l’asino è un cavallo e se tu sei Robert Redford! A malincuore le mettiamo la catenella alla cavezza e si parte. Inizio in salita, poi entriamo in una valletta e la catenella non serve piùJ. Il sentiero è bellissimo, tanto verde e zone ombreggianti. Sofie mangia e cammina. Superiamo il castello (o quel che ne resta) e, parecchio stanchi per la salita che ci ha portati fin qui, facciamo pausa. Leghiamo Sofie ad un albero, la liberiamo dal carico e anche noi ci riposiamo. Una nuvola grigia scarica 4 gocce di pioggia…niente di preoccupante.

Siccome la strada è ancora lunga, però, decidiamo di ripartire dopo ¾ d’ora. Sofie ha mangiato e riparte tranquilla ( quanti baci che si sta pigliando!!). Seguiamo per un’ora il road book e arriviamo senza problemi alla fonte sotto l’antenna, a quasi 1200m di altezza.

E qui succede il caos: il temporale che sembrava lontano arriva improvviso e ci prende in pieno. Poco prima avevamo coperto il carico di Sofie con le mantelle e tirato fuori le nostre mantelle. Sara fa in tempo ad indossare la sua e a coprire il sul zaino, io no perché devo “domare” Sofie che non gradisce i fragorosi tuoni. Passo la longhina a Sara, indosso la mantella e metto il copri zaino, ma ormai sono già fradicio. Tira vento, piove fortissimo, addirittura grandina in orizzontale!!Nel caos e nel tentativo di trovare un riparo che non c’è perdiamo pure il sentiero. La prima preoccupazione è gestire la paura di Sofie, ma per fortuna in questa situazione si lascia guidare. Ci fermiamo sotto un gruppetto di alberi, Sofie è calma, noi dobbiamo trovare il sentiero. Finalmente, dopo mezz’ora di paura, la pioggia si attenua e noi, bagnati come mai, torniamo alla fonte sotto l’antenna…il sentiero ora ci sembra evidente, ma è solo perché il cielo, come le nostre teste, è più limpido. La cartina è inservibile perché zuppa di acqua nella mia tasca. La mettiamo tardivamente al riparo. Siamo rinfrancati (è la prima volta nella mia vita che mi sento RINFRANCATO, non mi domanderò più chi l’ha inventato, il verbo RINFRANCARE, sicuramente un asinaro di nome FRANCO durante un temporale!). Sofie ricomincia a mangiare, il sentiero per arrivare a Scanzano è molto panoramico, quello che da Scanzano ci porta a Santo Stefano entra nel “bosco dei tafani” (povera Sofie, io ne ho spiaccicati 27, ma la lotta è impari, saranno stati 357!!!).

Lei però mangia, Sara ed io riviviamo (ognuno per sé) la disavventura vissuta, dalla quale però ne siamo usciti con le nostre forze. Camminiamo nelle pozzanghere dei nostri scarponi e arriviamo a Santo Stefano poco dopo le 16. La sistemazione migliore la danno a Sofie, legata ad un ciliegio ma libera di rotolarsi a terra e con tanta erba e fiori da mangiare. Sara ed io andiamo a casa della mamma di Maria Cristina (cuoca e moglie del proprietario dell’agriturismo “La grande quercia”)… la signora ci crede stranieri e ci parla a gesti, poi si persuade della nostra italica provenienza e si mostra loquace e gentile.

Siamo stanchi, riparliamo della giornata e, considerata la sfortuna, ce la siamo cavata bene. Arriva la cena, poi subito a letto, siamo letteralmente cotti, il paese è in festa ma alle 22 chiudiamo gli occhi e alle 22:00’03’’ dormiamo entrambi, mentre Sofie, ne siamo certi, starà mangiando J

Sara:

Sofie è stata straordinaria oggi sulla montagna: dopo il primo momento di paura e di adattamento, se così si può dire, alla pioggia battente e alla grandine in orizzontale (crazy!!!), è stata buonina buonina accanto a noi due senza mai perdere il ritmo. Noi eravamo infangati fino alle cosce, lei cercava i suoi passi nel fango e ha capito benissimo che non c’era niente da ridere o da divagare e che fosse necessario affidarsi, andare avanti, trovare il sentiero per potersi togliere dal disagio nel più breve tempo possibile. Quando poi ci siamo fermati sotto gli alberi mi ha fatto una tenerezza incredibile: quasi non si sentiva il suo respiro talmente se ne stava lì ferma, un po’ sull’attenti ma con uno sguardo dolcissimo, quasi a dire “tranquilli ragazzi, non vi mollo, siamo o non siamo una famiglia?”

 

lasciami mangiare in pace, please!
lasciami mangiare in pace, please!

10 agosto 2013

3° giorno di viaggio (Santo Stefano-Valdevarri, 8 km): SPIRITO DI ADATTAMENTO

Sara:

A colazione scambiamo 4 chiacchiere con una famigliola di 5 persone, di Latina, con tre ragazzetti che ravvivano il clima. I ragazzi ci seguono nella preparazione di Sofie e il piccolo Diego sfama Sofie dandole il fioccato con le sue manine e facendo la felicità di entrambi.

L’uscita dal borgo di Santo Stefano è meno agevole del previsto. La strada per uscire dall’agriturismo è tutta in discesa e se nel primo tratto Sofie ci segue senza problemi, poi decide di impiantarsi in paese. Non è facile tenere in mano la situazione quando ci sono altri occhi che guardano, perché al nostro imbarazzo di asinari principianti si aggiungono i consigli non sempre condivisibili di tutti quelli che incontriamo (in Italia siamo tutti allenatori e asinari?), esattamente come faccio io con i figli degli altri!!! In più, forse perché stanno tutti preparando la festa dei canestri che si svolgerà la sera (e che purtroppo ci perderemo) c’è un traffico di auto, scooter e trattori che di certo Sofie non gradisce. Con fatica si riparte, la strada che percorriamo è a tratti in discesa e a tratti in piano, ma Sofie oggi fa un sacco di capricci, ma perché? Perché? Perchéééé?

Marco si arrabbia proprio, e forse questa decisa presa di posizione serve, perché l’andatura migliora, Sofie sbocconcella qua e là ma finalmente l’andatura è piacevole.

Sarà che il tratto da percorrere oggi è breve, sarà che il cielo è sereno, ma il percorso oggi diventa decisamente gioioso. Marco intona i canti degli alpini, Sofie sembra apprezzarne il ritmo e la mia seconda voce. O almeno è bello illudersi che sia così!

L’ultimo tratto di cammino è davvero impervio, una forte salita su roccia arenaria e poi un sentiero (sempre in salita) infrascato e pieno di spine. Arriviamo a destinazione; nella piazzetta di Valdevarri ci aspettano due fratelli dai capelli rossi, Domenico e Mattia, che ci accompagnano nella casa dove dormiremo oggi. Sono due ragazzi davvero aperti e simpatici, vivono in un borgo di poche anime ma sono curiosi, aperti e accoglienti, quanti begli incontri stiamo facendo in questo nostro cammino. La sistemazione di questa sera è parecchio improvvisata; la signora che di solito accoglie i turisti con l’asino non ci può ospitare e ha trovato un’altra soluzione, di cui apprezziamo solo (e forse non è poco) il calore umano. Trattengo le risate quando, incredula, chiedo al piccolo Mattia (8 anni), se quei due pezzi informi e ammuffiti davanti al’uscio di casa sono davvero quello che sembrano, ovvero due pancette e Mattia, pacifico e limpidissimo, li osserva e commenta:”me sembrano de ppiù du’ guanciali!”.

Siamo arrivati presto perché le previsioni di oggi davano pioggia nel pomeriggio e non avevamo nessuna intenzione di ripetere l’esperienza di ieri. Arriviamo verso le 13 e in effetti comincia a piovere, ma oggi smetterà presto. Ci accomodiamo davanti alla porta di casa e consumiamo il pranzo. Marco non vede l’ora di affondare la forchetta nella scatoletta di tonno che ci portiamo dietro da 3 giorni e con crackers e pomodori la pancia si riempie.

La cognata della padrona di casa (che sta per arrivare) e sua vicina di casa (la mamma di Domenico e Mattia) ci offre gentilmente il caffè, il marito ci aiuta a riparare una delle sacche che si è bucata, i ragazzi ci raccontano della loro vita lì e ci invitano alla festa che si terrà la sera in piazza, insomma, nonostante la precaria sistemazione il pomeriggio è piacevole. Sofie è legata ad un albero e, anche se tra i rifiuti che Marco sposta per rendere il posto più accogliente, ha tanta erba a disposizione per il suo stomaco senza fondo e in aggiunta arriva un po’ di fieno dal papà di Domenico e Mattia.

Arriva la padrona di casa e traffica un po’ in casa, noi ne approfittiamo per lavare un po’ di roba e stenderla al sole, poi, dopo una doccia, scendiamo in paese dove l’orchestra sta provando e il piccolo Matteo (un bimbo di 6 anni) si prende cura di noi spiegandoci tutto il programma della serata e la vita in paese (è appassionatissimo di motori, dalle minimoto ai trattori). È un piccolo fiume in piena, ci fa una tenerezza e una simpatia infinite, facciamo con lui anche un giretto e lui commenta “ecco, finito, tutto qui”, fantastico!

gran premio della montagna
gran premio della montagna

Marco:

La cena è molto (un po’ troppo) semplice ma la pancia si riempie, scendiamo in piazza soprattutto perché i ragazzi ci tengono e perché abbiamo dato l’arrivederci a Matteo, che in effetti ci attende in piazza e, come fossero vecchi amici, appena ci vede si alza dalla panchina, allarga le braccia soddisfatto e ci accoglie con un “ah, eccove qqua”. Ci sediamo con lui, ci spiega chi suona che cosa (l’organetto, la fisarmonica, la batteria), poi ci dice: “quanno arriva ‘a pupazza io vado a fare un giro con mi’ zia….perché me fa paura”. Mi faccio spiegare in cosa consiste la pupazza, lui mi spiega che si tratta di un fantoccio di cartone il cui arrivo viene accolto dai botti, io penso a Sofie e confido a Matteo: “beh, allora mi sa che il giro me lo vengo a fare anche io, perché ho paura pure io”. Matteo sembra contento di aver trovato un adulto pauroso, mi si avvicina ancora di più, indica Sara e mi fa “e lei?”. Le ballerine del gruppo lo distraggono, noi ci prendiamo un gelato, la musica inizia e noi ci sentiamo un po’ a disagio perché quello che ci piace di questo cammino sono i silenzi e i racconti della gente. Torniamo su sperando che i botti della Pupazza non spaventino troppo Sofie.

11 agosto 2013

4° giorno di viaggio (Valdevarri-Poggiovalle-Nesce, 8 km): IL GIORNO PIU’ BELLO

Marco:

La colazione è proprio triste…ci hanno lasciato un rotolo confezionato della Balconi (siamo sicuri, credendo di farci piacere). Almeno però risolviamo il problema del pranzo, perché ci portiamo via due panini con la caprese avanzata dalla cena e un bel po’ di anguria tagliata a pezzi in un tupperware.

La partenza di oggi è anticipatissima, alle 8.20 siamo già in cammino e Sofie sembra in gran forma. Come al solito mangia in continuazione, ma oggi sembra proprio allegra. Attraversiamo il borgo, prendiamo una stradina asfaltata e, dopo un’ora, dal giardino di una bella casa arriva alle nostre orecchie un “ ragazzi, vi posso offrire un caffè?” Lì per lì, da coerenti cittadini un po’ diffidenti dei gesti gratuiti, gentilmente rifiutiamo.  Poi, per fortuna, la signora insiste e nella testa di Sara si affollano mille punti di domanda e contemporaneamente una vocina le sussurra “dai, dai, dì di sì! Daiiiiiiiiii!” E il lume della ragione ( o del cuore?) si accende:  ma perché no? Grazie!

Entriamo da Adriana e Piero, sistemiamo Sofie in un bellissimo giardino verde dove può mangiare tutti i fiori e l’erba che vuole (il sig. Piero è contentissimo perché faticherà meno a tagliare l’erba). La gente si conferma molto accogliente, ma di certo Sofie facilita ulteriormente il contatto.

Siamo in Paradiso: Adriana ci porta l’acqua, il caffè, i dolci tipici del luogo, Piero ci racconta delle feste di paese e ci spiega il perché dei botti che continuano a rimbombare nella valle (qui vige il motto: NO BOTTO, NO PARTY!), Adriana ci mostra la casa, il forno e il bracere all’aperto, si commuove ricordando i tempi in cui alle spose regalavano canestri pieni di ciò che potevano permettersi, Piero ci racconta dei sentieri d’Abruzzo (ma ci dice anche che abbiamo già sconfinato nella provincia di Rieti); arriva la banda che sta facendo il giro dei paesi, sparano due botti che fan paura ma ormai Sofie ci è abituata e prosegue la sua “dieta” personalizzata. La banda se ne va, facciamo una foto con i nostri gentilissimi nuovi amici e, dopo un’oretta di sosta, ripartiamo.

Sofie ha mangiato fino a sfondarsi, fa 50 metri, beve alla fonte e poi… “Eh no ragazzi, dai, mi’ son straca, varda che salita”. Un po’ scossi per la scoperta inaspettata delle sue origini venete, la prendiamo con le buone, la ricoccoliamo, la incoraggiamo, le spieghiamo che dopo una salita c’è sempre una discesa, poi diventiamo più energici e…via, si riparte in salita. Un bellissimo sentiero ci porta fino a quota 1200 m (1199, dice il road book, e poi il precisetti sarei io?) e poi si immerge, in discesa, in un bosco di querce e faggi che solo nelle favole!

Arriviamo a Poggio Valle, siamo un po’ stanchi e fa caldo e quindi ci fermiamo in un rettangolo verde molto ombreggiato e fresco dove mangiamo tutti e 3.

sancho panza e il suo destriero
sancho panza e il suo destriero

Si riparte dopo un’ora di sosta, stessa scena con Sofie, e allora decidiamo di cambiare strategia. Sara prende in mano la longhina, io apro il sentiero. La nuova formazione a Sofie piace parecchio. Sara guida con paziente e continua lentezza Sofie per i 2 km che ci portano nel bel paesino di Nesce…e qui entriamo nell’immensa e incantevole proprietà dell’avvocato Ludovico Morelli, che riceve ospiti solo su prenotazione e noi, modestamente, “siamo prenotati”, tutti e 3!

All’ingresso, un’enorme recinzione ci separa da una mandria di 20 enormi cavalli da tiro e puledri che, alla vista di Sofie, partono dall’alto della collina al galoppo per venirla a salutare. È uno spettacolo emozionante per me e per Sara, ma la più “emozionata” è Sofie che, per scappare, si mette a correre…ragazzi, SA correre! Con Sara arrancante, la corsa di Sofie dura per fortuna solo 27 metri. Il posto è fichissimo, la stanza anche, finalmente ci godiamo un po’ di eleganza che male non fa, soprattutto perché immersa nel verde che tanto ci piace. Ci accolgono l’avvocato e la sua compagna, che ci spiega la storia della tenuta (i muri sono del XIII secolo!).

Il borgo è, manco a dirlo, in festa. Alle 17.30 siamo nella piazzetta con i volontari della pro loco (in ogni borgo ce n’è una, si accollano tutte le spese, partecipano con quello che hanno da mettere a disposizione, è meraviglioso) che iniziano a cucinare salCiccia, cotiche e fagioli, ci offrono una coca cola, gli raccontiamo del nostro viaggio con Sofie.

Alle 20 ci aspetta la cena nella tenuta del Morelli, quindi andiamo anche perché un giretto da Sofie, legata con la corda molto lunga in uno spiazzo con vista meravigliosa, è doveroso. Ormai ci accoglie sempre festosa, raglia e si lascia coccolare, accarezzare, beve l’acqua che le portiamo, mangia il fioccato. Le mettiamo la campana e alle 19.50 siamo, da soli in un bellissimo cortile, con le gambe sotto il tavolo e una cuoca tutta per noi. La signora Franca, da Cagliari, trapiantata 19 anni fa a Nesce e al servizio della famiglia Morelli da 17, ci delizia con ravioli di magro al pomodoro e basilico, polpette di baccalà in umido con favolose patatine fritte, frutta, dolci, caffè, genziana e tanta simpatia.

Per la festa in paese non abbiamo più energie, guardiamo le stelle sopra le nostre teste, è il momento più spensierato e felice da quando siamo partiti J

12 agosto 2013

5° giorno di viaggio (Nesce-Poggio Valle-Grotti-Torano-Marano, 12 km): SI TORNA VERSO CASA

 

Marco:

Cena da signori, colazione da Re, con caffè, latte, pane fresco, crema di marroni, ciambellone, crostata, frittatina, ricotta, prosciutto, formaggio.

Foto ricordo con Franca e con l’avvocato, qui abbiamo speso tanto ma il posto e il servizio giustificano in pieno la spesa. Partiamo alle 9, la tappa di oggi è lunga (12 km). Porto io Sofie fino al recinto dei cavalli, che stavolta la osservano immobili (ha fatto proprio colpo), Sofie li guarda e drizza le orecchie verso di loro, scambio di cordialità e saluti tra equini?

Superata la zona critica, ripartiamo nella formazione vincente di ieri: io sto davanti a fare da battistrada, Sara tiene Sofie per la longhina e, con giuste e moderate sollecitazioni, il ritmo è costante, accettabile. Siamo contenti, abbiamo trovato il nostro giusto andare, ce l’ha indicato Sofie ma ci abbiamo messo un po’ a capirlo J Appena cambio strada per verificare il sentiero, Sofie mi vuole seguire, se torno indietro si gira, Sara la tiene con la giusta fermezza e Sofie fa tutto a fin di bene, tiene unita il più possibile la famiglia.

guardiani della valle
guardiani della valle

Raggiungiamo Poggio Valle e da lì scendiamo verso il letto asciutto del fiume Salto.Il cammino è piacevole, rilassato, Sofie mangia qualunque erba si incontri sulla strada, ma si va e in 3 ore raggiungiamo Grotti. Superiamo l’anonimo paesino e, visto che siamo oltre la metà del cammino di oggi, ci fermiamo in un campo pieno di leccornie per Sofie, all’ombra di 3 pioppi.

Stiamo bene, Sofie mangia per 75 minuti senza alzare la testa, poi, per la prima volta, in questo viaggio, si siede, poi si sdraia e quasi si addormenta J

Ci fermiamo per 2 ore e poi, anche se fa parecchio caldo, ci rimettiamo in marcia. Quello tra Grotti e Torano (che non visitiamo per accorciare il tragitto) è in assoluto il tratto più brutto del cammino (l’unico tratto brutto) e quindi non ve lo racconto.

Dopo un’ora di asfalto e passaggio sotto il cavalcavia dell’autostrada in mezzo a discariche di rifiuti e vecchie e brutte villette in vendita con vista sulla A24, torniamo su un sentiero, quello che sale a Marano dei Marsi. Siamo stanchi, ma Sara non molla (anche se ad un certo punto si distrae e casca alla Fantozzi, povero amore mio) e Sofie ci segue fino al borgo che raggiungiamo alle 17. La “location” è da una stella per tutti (questa volta anche per Sofie, chiusa dietro ad un cancellone in uno spazio aperto ma piuttosto piccolo).  Anche il nostro appartamentino lascia molto a desiderare, sbatto la testa nelle porte (alte 1,70 m) e nello scaldabagno (ancora più basso), ma per fortuna, dopo un giretto veloce nel borgo e dopo una dose doppia di carezze a Sofie che lì dentro ci sta proprio poco volentieri, la cena è molto gradita. Cucina ottimamente la moglie del sig. Vincenzo, ci serve con riservatezza e gentilezza la figlia Michela, con la quale chiacchieriamo sulla vita di una ventitreenne in un borgo che conta 50 residenti in inverno e nessuna attività commerciale. Anche la sala in cui mangiamo è molto carina, è in effetti un circolo ormai chiuso e che in passato è stato utilizzato anche come trattoria. Gli arrosti misti della mamma di Michela sono semplicemente ottimi, andiamo a letto e alle 22.45 sentiamo un raglio. Buonanotte, Sofie J

se non mi molli raglio!
se non mi molli raglio!

13 agosto 2013

6° giorno di viaggio (Marano-San Donato-Casale Le Crete, 13.5 km): DI NUOVO A CASA

 

Marco:

è l’ultimo giorno di viaggio, quello del ritorno al Casale Le Crete. Sofie raglia dalle 6, si lamenta del posto in cui è o è contenta di tornare a casa? Vado a coccolarla e a darle l’ultima razione di fioccato e la lego all’aperto dove c’è erba da mangiare.

Noi facciamo colazione nel posto in cui abbiamo cenato, ma stavolta ci serve la mamma di Michela, alla quale facciamo i complimenti sinceri per l’ottima cena e per la gentilezza della figlia.

Ci scusiamo per il disturbo con una signora che ha sentito i ragli di Sofie, poi si parte: Sofie ha fame ma cammina. Le lasciamo il tempo necessario, il sentiero inizia con una lunga e costante salita che ci porta all’antenna, quella famigerata del giorno del temporale. Ma oggi è tutta un’altra cosa, il sole ci scalda e c’è un sacco di vita qui: incontriamo sul sentiero 3 cavalli da tiro e 2 puledri ed io difendo le mie ragazze allargando le braccia e urlando dei poderosi Jòòòòòòò! che convincono i cavalli a cambiare strada. Nei pressi della fonte, poi, vacche e vitelli difesi da un cane che ci “consiglia” di non avvicinarci troppo.

Proseguiamo lungo la strada sterrata diretti a San Donato, il panorama su Scanzano e Gallo è proprio bello. Sofie è attenta a tutti i suoni della vallata che si apre alla nostra destra. Crediamo che abbia mal di piedi e che i sassi sul sentiero siano una sofferenza, visto che preferisce stare sul ciglio del sentiero, dove c’è l’erba. Il paesino di San Donato, raggiunto dopo 3 ore dalla partenza, ci sembra una città: c’è un ristorante, c’è un bar, c’è un negozio di alimentari!!! Le persone che incontriamo sono molto gentili, mentre Sara fa la spesa un signore mi indica un posto dove sostare con Sofie per farla mangiare, il proprietario dell’alimentari ci porta 8 carote che Sofie sgranocchia con felice gratitudine. Poco prima aveva bevuto acqua fresca dal beverino (scena buffissima con Sofie che prende a musate il beverino mentre lo sto riempiendo). Ci fermiamo un’ora, Sofie mangia e noi pure e ci prendiamo anche un gelato al bar.

siesta abruzzese
siesta abruzzese

Si riparte sotto il sole e sull’asfalto, ma dopo circa 1 ora e mezza ci fermiamo di nuovo all’ombra delle querce in un posto molto carino. Vogliamo goderci Sofie ancora un po’, perché rientrare troppo presto? Sofie raglia, un raglio le risponde, chissà da dove arriva, il Casale è ancora troppo lontano.

Carichiamo Sofie per l’ultima volta e per l’ultima volta Sara deve usare tutta la sua paziente tenacia per distrarla dalla golosissima e coltivatissima erba medica. Si va, lenti come Sofie ci ha insegnato ad andare, l’ultimo tratto è molto suggestivo, degno finale di un bellissimo cammino, di un’esperienza che non sarà possibile dimenticare, che nei prossimi giorni, settimane, mesi, ci saprà restituire ancora di più del tanto che ci ha già dato.

EPILOGO (Casale Le Crete, 14 agosto 2013)

Marco:

Ciao Sofie, chissà se in quel tuo testone i pensieri viaggiano come nel nostro, chissà se il tuo cuore forte è pieno di emozioni come il nostro, chissà se nei tuoi grandi occhi resterà la memoria di due persone che non si aspettavano di ricevere così tanto da te.

Ciao, bellissima Sofie

Sara:

Non avrei mai immaginato di ritornare a casa con questa sensazione di pienezza nell’anima.

Vorrei innanzitutto dire grazie a Marco per avermi condotto per mano in questa esperienza così autentica, antica, di profondo attaccamento alla terra, per la Terra.

Vorrei dire grazie a Sofie, alla sua lentezza, alla sua ostinata volontà di riportarci all’essenza del momento presente, al suo affetto gratuito, alla sua spensieratezza, alla sua capacità di non portare rancore e di ricominciare sempre con lo stesso entusiasmo e  fedeltà.

Quando i primi giorni abbiamo fatto così fatica, non riuscivo a scorgere il valore aggiunto di una camminata con l’asino. Mi sembrava che una camminata in montagna tout court, avesse esattamente le stesse caratteristiche di quella che stavamo facendo con Sofie. Anzi, Sofie era quasi una scocciatura. Poi ho capito. Ho capito che nelle prime 48h del nostro cammino i membri del viaggio non erano solo tre, ma Sofie, noi due e delle enormi valigie invisibili che ci trascinavamo. Dei macigni pieni di aspettative e sogni, certo, ma anche e soprattutto colmi del nostro DNA umano o forse quello di Sara e Marco che si traduce nella tendenza a raggiungere gli obiettivi, a pianificare o ad avere sotto controllo la situazione, a dirigere, a condurre e a farsi carico. E’ stato dolcissimo per me prendere in mano la longhina e scoprire di poter fondere il suo ritmo con il mio, in un’armoniosa e silenziosa intesa.

Sofie ci ha sconvolto tutti i piani e, per due Caterpillar come noi, questo è stato il regalo più grande.

E poi c’è Sofie che abbatte le distanze, che apre il contatto con le persone in modo così naturale che ti vien da rimpiangere i tempi dei nostri nonni e bisnonni. La dimensione umana dell’incontro nella sua più semplice natura fatta  di strette di mano, curiosità e sincera accoglienza è un altro tratto distintivo di questa bellissima avventura.

Per finire, un grazie a Fabiana e Luca per il lavoro che hanno scelto, perché nel nostro brevissimo incontro ci è sembrato di condividere gli stessi valori e visto che di coraggio e tenacia ce ne vogliono sempre, facciamo il tifo per loro perché continuino a gettare i semi della cultura del camminare lento come incontro di sé e del prossimo. Noi, questi semi, li custodiamo tutti nel nostro cuore.

All'arrivo
All’arrivo
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4 pensieri su “Il diario di viaggio di Marco e Sara

  1. laura

    Ciao bellissima Sara, lo immaginavo che il viaggio sarebbe stato fantastico! Fai venire voglia di partire adesso… Ehi! Stai attenta e facci sapere se riesci a tornare tra noi quest’anno, che sarebbe un regalone!

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